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Note a piè di pagina: come si fanno nella tesi (formato, abbreviazioni ed esempi)

Redazione di AdeptWriteAggiornato 8 min di lettura

Una nota a piè di pagina è un breve testo in fondo alla pagina, richiamato da un numero in apice nel testo. Nelle tesi di area umanistica e giuridica italiane serve a citare la fonte (Autore, Titolo, Editore, Luogo anno, p.) oppure a dare un chiarimento. Qui trovi il formato, le abbreviazioni (Ibidem, Ivi, Op. cit., Cfr.), esempi e i passaggi in Word e Google Documenti.

Che cos'è una nota a piè di pagina e quando si usa

La nota a piè di pagina è un breve testo collocato in fondo alla pagina, collegato a un numero in apice inserito nel punto del testo a cui si riferisce. In una tesi italiana ha due funzioni distinte:

  • nota bibliografica: indica la fonte di una citazione, di un dato o di un'idea che hai ripreso;
  • nota esplicativa: aggiunge un chiarimento, una precisazione o un rimando che nel corpo del testo appesantirebbe il discorso.

Nelle facoltà di lettere, storia, filosofia, giurisprudenza e in gran parte delle scienze umane e sociali il sistema a note è lo standard di fatto: la fonte compare in nota, e in fondo alla tesi c'è la bibliografia completa. Nelle discipline scientifiche e in parte dell'economia prevale invece il sistema autore-data (per esempio APA), con la citazione tra parentesi nel testo. La regola pratica è una sola: chiedi al tuo relatore quale sistema vuole, perché ogni corso di laurea e spesso ogni cattedra ha le sue norme redazionali.

Il formato di una nota bibliografica

Nel sistema più diffuso nelle tesi umanistiche italiane la nota segue questo ordine, con la virgola come separatore:

**Nome Cognome, Titolo in corsivo, Editore, Luogo anno, p. 00.**

Esempio per una monografia:

1. Umberto Eco, Come si fa una tesi di laurea, Bompiani, Milano 1977, p. 25.

Nota che tra luogo e anno non c'è la virgola ("Milano 1977") e che il nome proprio precede il cognome. Nella bibliografia finale l'ordine si inverte (Cognome, Nome) perché l'elenco è alfabetico; per i dettagli vedi la guida su bibliografia e sitografia.

Altri casi frequenti, sempre come nota:

Tipo di fonteEsempio di nota
Articolo in rivista2. Mario Rossi, La tutela dell'ambiente nel diritto costituzionale, in «Rivista di diritto pubblico», 12, 2019, 3, pp. 45-67.
Capitolo in volume collettaneo3. Anna Bianchi, Le città medievali, in Giorgio Verdi (a cura di), Storia d'Italia, Einaudi, Torino 2015, pp. 101-130.
Legge4. Legge 7 agosto 1990, n. 241, art. 1.
Sentenza5. Cass. civ., sez. III, 12 marzo 2019, n. 12345.
Sito web6. Accademia della Crusca, Consulenza linguistica, consultato il 1° novembre 2026.

I dati dell'articolo, del capitolo e della sentenza qui sopra sono inventati a scopo dimostrativo: servono a mostrare l'ordine degli elementi, non vanno citati. La legge 241/1990 e il libro di Eco, invece, esistono davvero.

Come citare leggi e sentenze

Nelle tesi di giurisprudenza le norme e la giurisprudenza hanno convenzioni proprie, spesso dettate dal manuale di stile della rivista o del dipartimento. In generale:

  • la legge si cita con tipo, data e numero: "Legge 22 aprile 1941, n. 633, art. 70" (diritto d'autore);
  • la Costituzione si cita per articolo: "Cost., art. 21";
  • la sentenza si cita con organo, sezione, data e numero: "Cass. civ., sez. un., 1° gennaio 2020, n. 100" (esempio di forma, non una sentenza reale), a volte con la banca dati o la rivista in cui è pubblicata.

Se la tua facoltà ha un regolamento redazionale, segui quello anche quando differisce da questi esempi.

Le abbreviazioni latine: Ibidem, Ivi, Op. cit., Cfr.

Nelle note ricorrono alcune abbreviazioni che evitano di ripetere l'intera citazione. Si scrivono di solito in corsivo, ma alcune facoltà le preferiscono in tondo: scegli una soluzione e mantienila.

AbbreviazioneSignificatoQuando si usa
Ibidem (ibid.)"nello stesso luogo"Stessa opera e stessa pagina della nota immediatamente precedente
Ivi"ivi, lì"Stessa opera della nota precedente, ma pagina diversa: "Ivi, p. 31."
Op. cit."opera citata"Opera già citata per esteso in una nota più lontana: "Eco, op. cit., p. 40."
Cfr."confronta"Rimando a una fonte che sostiene o integra il punto, senza citarla alla lettera
Cit."citato"Dopo un titolo abbreviato: "Eco, Come si fa una tesi, cit., p. 40."
Passim"qua e là"Il tema compare in più punti dell'opera
Sgg. / ss."e seguenti""pp. 15 sgg."

Un esempio di sequenza:

  1. Umberto Eco, Come si fa una tesi di laurea, Bompiani, Milano 1977, p. 25.
  2. Ibidem.
  3. Ivi, p. 31.
  4. Cfr. Mario Rossi, Manuale di scrittura accademica, Esempio Editore, Roma 2020, pp. 10-12.
  5. Eco, op. cit., p. 40.

(Rossi e il suo manuale sono qui un caso fittizio.) Attenzione: Op. cit. diventa ambiguo quando nella bibliografia hai due opere dello stesso autore. Molti manuali di stile consigliano allora il titolo abbreviato ("Eco, Come si fa una tesi, cit., p. 40") e sconsigliano Op. cit. nei lavori recenti. Se non hai una norma da seguire, il titolo abbreviato è la scelta più sicura, perché il lettore trova subito l'opera senza risalire di nota in nota.

Nota esplicativa o nota bibliografica?

Prima di scrivere una nota chiediti che cosa deve fare per il lettore.

  1. Se serve a provare un'affermazione, è una nota bibliografica: fonte precisa, pagina compresa.
  2. Se serve a chiarire un termine, a segnalare una discussione parallela o a dare un dato di contorno, è una nota esplicativa: poche righe, in prosa, con punto finale.
  3. Se la nota supera una decina di righe, spesso il contenuto è importante e va portato nel testo, oppure in appendice.

Una nota esplicativa può contenere a sua volta un rimando: "Sul concetto di autonomia cfr. Rossi, Manuale di scrittura accademica, cit., pp. 10-12."

Come inserire le note in Word

Questi sono i passaggi nell'interfaccia in italiano di Microsoft Word per Windows. Le voci possono cambiare leggermente da una versione all'altra.

  1. Posiziona il cursore nel testo, subito dopo la parola o il segno di punteggiatura a cui si riferisce la nota.
  2. Apri la scheda Riferimenti.
  3. Nel gruppo Note a piè di pagina scegli Inserisci nota a piè di pagina. Word inserisce il numero e sposta il cursore in fondo alla pagina.
  4. Scrivi la nota e torna al testo con un clic nel corpo del documento.
  5. Per cambiare numerazione o formato (cifre arabe, ricominciare a ogni capitolo) apri la finestra del gruppo e scegli Formato numero.

Word rinumera da solo le note se ne aggiungi o ne sposti una: non numerarle mai a mano.

Come inserire le note in Google Documenti

  1. Posiziona il cursore dove vuoi il richiamo.
  2. Dal menu Inserisci scegli Nota a piè di pagina (scorciatoia: Ctrl+Alt+F su Windows; Cmd+Opt+F su Mac).
  3. Scrivi il testo della nota nell'area in fondo alla pagina.

Google Documenti numera le note in automatico, ma offre meno controllo di Word sul formato: per una tesi lunga con molte note molti studenti lavorano in Word oppure rifiniscono il documento prima della consegna.

Note a piè di pagina o note di chiusura?

Le note di chiusura (endnotes) si raccolgono alla fine del capitolo o del volume invece che in fondo a ogni pagina. In Italia nelle tesi si preferiscono le note a piè di pagina, perché il lettore verifica la fonte senza girare pagina. Le note di chiusura hanno senso quando:

  • le note sono molto lunghe e spezzerebbero l'impaginazione;
  • l'editore o la rivista a cui sottoponi il testo le richiede;
  • il regolamento del tuo corso di laurea lo prevede.

In Word le trovi nello stesso gruppo, con Inserisci nota di chiusura.

Errori frequenti

  • Il numero dopo la punteggiatura sbagliata. In italiano il richiamo si mette di norma dopo il segno di punteggiatura (virgola, punto) o dopo le virgolette di chiusura; segui comunque la norma del tuo corso e usa sempre la stessa posizione.
  • Ibidem al posto di Ivi. Ibidem vale solo se la pagina è la stessa. Se cambia, scrivi Ivi, p. 31.
  • Op. cit. con più opere dello stesso autore. Usa il titolo abbreviato.
  • Note senza pagina. Una citazione letterale o un dato precisi richiedono la pagina.
  • Troppo testo in nota. Se è un ragionamento che serve alla tesi, va nel corpo.
  • Formati misti. Editore con la virgola in una nota e senza nell'altra, corsivo che compare e scompare: la coerenza vale più della scelta di un formato specifico.
  • Numerazione manuale. Fa saltare tutto alla prima modifica.

Una lista di controllo prima della consegna

  1. Ho chiesto al relatore o letto il regolamento sul sistema di citazione richiesto?
  2. Ogni citazione letterale ha virgolette o rientro, e una nota con la pagina?
  3. Le abbreviazioni (Ibidem, Ivi, Cfr.) sono usate nel senso giusto?
  4. Il formato delle note è identico dall'inizio alla fine?
  5. Ogni fonte in nota compare anche nella bibliografia finale?
  6. Ho controllato il testo con un antiplagio per verificare di non avere lasciato passaggi senza fonte?

Come ti aiutano gli strumenti di AdeptWrite

Il generatore di bibliografia compone le citazioni a partire dai dati che inserisci in un modulo (autore, titolo, anno, editore, pagine) e le restituisce in stili come APA 7, MLA 9, Chicago, Harvard e IEEE. Una precisazione onesta: per l'italiano usa ancora le parole di raccordo inglesi (et al., pp.), quindi dovrai sostituirle a mano con e altri o pp. secondo la norma del tuo corso. Funziona inoltre nel browser e va sempre verificato con il manuale di stile richiesto dall'università: lo stile "nota italiana" con Editore, Luogo anno non è tra quelli predefiniti, quindi usa il generatore per controllare i dati e riordinali tu nel formato della tua facoltà.

Per rileggere le note e il testo, il correttore grammaticale segnala refusi e punteggiatura; ricorda che non conosce le norme redazionali della tua facoltà. Per capire quanto il testo somigli a fonti pubbliche, l'antiplagio dà una stima da leggere con giudizio, non una prova. Sul perché la fonte vada sempre indicata trovi una guida dedicata a come evitare il plagio.

In breve

La nota a piè di pagina è lo strumento con cui una tesi italiana di area umanistica dichiara le sue fonti: Nome Cognome, Titolo, Editore, Luogo anno, p. Usa Ibidem per la stessa pagina, Ivi per la stessa opera ma altra pagina, Cfr. per un rimando, e preferisci il titolo abbreviato a Op. cit. quando le opere dello stesso autore sono più d'una. Inserisci le note con l'apposita funzione di Word o Google Documenti, non a mano, e verifica sempre le regole del tuo relatore.

Prova gli strumenti

Generatore di bibliografia
Citazioni e voci bibliografiche automatiche in stile APA, MLA, Chicago, Harvard e IEEE.
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Correttore grammaticale italiano
Correggi grammatica, ortografia e punteggiatura in italiano e in altre lingue, con ogni modifica evidenziata.
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Antiplagio online
Cerca somiglianze tra il tuo testo e fonti aperte online e mostra quali fonti sono state controllate.
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Domande frequenti

Dove si mette il numero della nota rispetto alla punteggiatura?

In italiano il richiamo di nota va di norma dopo il segno di punteggiatura o dopo le virgolette di chiusura. Alcuni regolamenti di facoltà prescrivono invece di metterlo prima: controlla le norme redazionali del tuo corso e usa sempre la stessa posizione in tutta la tesi.

Che differenza c'è tra Ibidem e Ivi?

Ibidem rimanda alla stessa opera e alla stessa pagina della nota precedente. Ivi rimanda alla stessa opera ma indica una pagina diversa, per esempio "Ivi, p. 31". Entrambi si usano solo se la nota immediatamente precedente cita la stessa fonte.

Si può ancora usare Op. cit. nella tesi?

Dipende dal relatore e dal manuale di stile del corso. Op. cit. è diffuso nelle tesi umanistiche, ma diventa ambiguo se citi più opere dello stesso autore. In quel caso molti preferiscono il titolo abbreviato seguito da cit., che rende subito chiara la fonte.

Meglio note a piè di pagina o note di chiusura?

Nelle tesi italiane di area umanistica e giuridica si usano di norma le note a piè di pagina, perché il lettore controlla la fonte nella stessa pagina. Le note di chiusura vanno bene se le richiede l'editore, se sono molto lunghe o se il regolamento del tuo corso le prevede.

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