Come evitare il plagio nella tesi di laurea e nella tesina: 7 abitudini che funzionano
Per evitare il plagio devi sempre poter dire da dove viene ogni frase e ogni idea del tuo testo. In pratica: annota la fonte già nelle schede di lettura, metti tra virgolette ogni passo letterale, fai seguire alla parafrasi la sua nota, costruisci la bibliografia mentre scrivi, non riusare senza dirlo lavori già consegnati, dichiara l’uso dell’AI dove richiesto e fai un controllo finale.
Il principio: ogni parola e ogni idea hanno un'origine dichiarata
Si evita il plagio con un solo principio: quello che non è tuo (parole, dati, idee, schemi) deve avere la sua fonte indicata, e quello che è letterale deve essere riconoscibile come tale. Non serve scrivere tutto "di testa": una tesi di laurea è fatta di fonti citate bene. Serve che il lettore possa distinguere sempre dove parli tu e dove parla un altro.
Il rischio non riguarda solo chi copia di proposito. La maggior parte dei casi nasce da disattenzione: un appunto copiato dal PDF senza virgolette, una parafrasi troppo vicina all'originale, una fonte dimenticata nella bibliografia. Le sette abitudini che seguono servono proprio a togliere queste occasioni. Per la definizione e le forme del plagio vedi prima cos'è il plagio.
Abitudine 1: la scheda di lettura con la fonte attaccata
Quando leggi un libro, un articolo o una sentenza, prendi appunti in schede o in un unico file, e scrivi la fonte in cima a ogni scheda, con pagina inclusa: autore, titolo, editore, luogo e anno, numero di pagina. Poi separa visivamente tre cose:
- citazione letterale: copiata tra virgolette, con la pagina;
- parafrasi o riassunto: scritto con parole tue, con la pagina da cui hai preso l'idea;
- commento tuo: la tua valutazione, senza fonte.
Un modo semplice è usare un'etichetta all'inizio di ogni riga: [L] per letterale, [P] per parafrasi, [IO] per idee tue. Quando, due mesi dopo, riapri gli appunti, non devi indovinare cosa avevi copiato.
Abitudine 2: virgolette per ogni passo letterale
Ogni gruppo di parole ripreso identico da una fonte va tra virgolette («caporali» o "doppie", scegli e mantieni) con il rimando in nota o tra parentesi. Una citazione lunga (di solito più di tre righe, ma segui le norme del tuo corso) si stacca dal testo in un blocco rientrato, di solito senza virgolette. Cambiare qualche parola in mezzo a una frase non la rende tua: o la citi con le virgolette (anche con tagli segnalati da [...]), o la riscrivi davvero.
Citare è un diritto: la legge sul diritto d'autore (Legge 22 aprile 1941, n. 633, art. 70) consente il riassunto, la citazione e la riproduzione di brani per scopi di critica, discussione e insegnamento, nei limiti dello scopo e a condizione che si indichi la fonte. Per i dettagli di un caso specifico rivolgiti al regolamento del tuo ateneo o a un esperto di diritto.
Abitudine 3: la parafrasi, e subito dopo la sua nota
Una parafrasi non sostituisce la citazione: cambia le parole, non il debito. Il procedimento sicuro è questo:
- leggi il passo fino in fondo;
- chiudi il libro;
- scrivi con parole tue che cosa dice, nella struttura del tuo discorso;
- controlla di non aver perso o alterato il senso;
- aggiungi subito la nota con la fonte.
Esempio. Testo originale (inventato a scopo dimostrativo): «Le città medievali crebbero perché le campagne, dopo l'anno Mille, producevano più cibo e questo permise a una parte della popolazione di dedicarsi ad attività diverse dall'agricoltura».
- Troppo vicino all'originale: «Le città medievali si svilupparono perché le campagne, dopo l'anno Mille, producevano più cibo e ciò permise a parte della popolazione di dedicarsi ad altre attività». Cambiano pochi verbi: è plagio anche con la nota.
- Parafrasi accettabile: «Secondo Bianchi, l'aumento della produzione agricola dopo il Mille liberò manodopera, che poté impiegarsi nell'artigianato e nel commercio urbano.¹» La struttura è nuova, il debito è dichiarato.
Per la tecnica completa vedi come fare la parafrasi. Lo strumento Parafrasatore di AdeptWrite può proporti una formulazione diversa, ma il testo va confrontato con l'originale e la fonte va citata comunque.
Abitudine 4: la bibliografia si costruisce mentre scrivi
Il momento più pericoloso è l'ultima settimana, quando si tenta di ricostruire a memoria da dove veniva ogni cosa. Aggiungi la voce alla bibliografia appena inserisci una nota. Ecco come appaiono alcuni tipi di fonte italiani, in nota (l'ordine nella bibliografia finale è Cognome, Nome):
| Fonte | Esempio in nota |
|---|---|
| Sentenza | Cass. civ., sez. III, 12 marzo 2019, n. 12345 (forma d'esempio, non una sentenza reale). |
| Rapporto statistico | ISTAT, Titolo del rapporto, Roma anno, p. 20. |
| Monografia | Umberto Eco, Come si fa una tesi di laurea, Bompiani, Milano 1977, p. 25. |
| Legge | Legge 7 agosto 1990, n. 241, art. 1. |
| Pagina web | Ente, Titolo della pagina, consultato il 1° novembre 2026. |
La monografia di Eco e la legge 241/1990 esistono; i dati della sentenza e del rapporto sono schematici. Usa lo stile che il tuo dipartimento richiede (note all'italiana, APA, Chicago): le facoltà giuridiche e umanistiche usano spesso le note, quelle scientifiche e di economia più spesso il sistema autore-data. Per le regole vedi note a piè di pagina e bibliografia e sitografia. Il Generatore di bibliografia compone le voci in APA, MLA, Chicago, Harvard e IEEE, ma non sostituisce le norme redazionali del tuo corso.
Abitudine 5: attenzione all'autoplagio
Riusare, senza dirlo, parti di un lavoro già presentato (una tesina del triennio nella tesi magistrale, un capitolo di un esame in tesi) può essere considerato autoplagio. Non è sempre vietato, ma va concordato. Prima di riprendere materiale tuo già valutato:
- chiedilo al relatore;
- se lo riprendi, citalo come fonte («cfr. la tesina dell'autore, a.a. 2024/25») oppure riscrivilo in modo sostanziale;
- non ripresentare lo stesso testo per due esami diversi senza autorizzazione.
La regola concreta la stabilisce l'ateneo nel suo regolamento o codice etico: leggilo.
Abitudine 6: dichiara l'uso dell'AI dove è richiesto
Molti atenei, scuole e relatori hanno regole sull'uso di strumenti di intelligenza artificiale: alcuni lo vietano, altri lo ammettono con dichiarazione, altri lo consentono per la revisione linguistica. Non c'è una regola unica valida per tutti, quindi:
- leggi il regolamento del tuo corso di laurea o chiedi al relatore;
- se usi uno strumento, annota quale, per cosa e quando;
- dichiaralo dove richiesto (premessa, nota metodologica o modulo);
- non presentare come tuo un testo generato che non hai rielaborato e verificato: i fatti, le citazioni e i numeri prodotti da un'AI vanno controllati sulle fonti vere, perché possono essere sbagliati o inventati.
Abitudine 7: un controllo finale di somiglianza
Prima della consegna rileggi il testo cercando i passi troppo fluidi o troppo diversi dal tuo stile: spesso sono quelli copiati. Poi puoi fare un controllo con l'Antiplagio di AdeptWrite, che cerca somiglianze con fonti aperte online (per esempio Wikipedia) e mostra quali fonti ha controllato. È uno strumento gratuito con alcuni limiti: fino a 6.000 caratteri per volta e non vede banche dati a pagamento né le tesi di altri studenti. Un risultato basso non prova che il testo sia originale, e un risultato alto può dipendere da citazioni corrette. Come leggere i risultati: controllo antiplagio della tesi.
Checklist da stampare
- Ogni scheda di lettura riporta autore, titolo, luogo/anno e pagina.
- Ogni passo letterale è tra virgolette o in blocco citato, con la nota.
- Ogni parafrasi ha la sua fonte e una struttura davvero diversa.
- Ogni nota ha la voce corrispondente in bibliografia, e viceversa.
- Immagini, tabelle e dati hanno la fonte indicata.
- Il materiale di lavori già consegnati è dichiarato o concordato.
- L'uso dell'AI è dichiarato secondo le regole dell'ateneo.
- Ho riletto il testo e fatto un controllo di somiglianza.
Errori comuni
- «Ho cambiato qualche parola»: la struttura copiata resta copiata.
- La fonte solo in bibliografia: senza rimando preciso nel testo, il lettore non sa quale frase viene da dove.
- Citare la fonte secondaria come fosse primaria: se hai letto un passo citato in un altro libro, scrivilo («cit. in»).
- Dati e grafici senza fonte: tabelle, immagini e numeri vanno citati come il testo.
- Fidarsi di una pagina web a caso: preferisci fonti verificabili, e controlla sempre sulla fonte originale.
Per consegnare una tesi pulita basta quindi un metodo: annota subito, cita subito, controlla alla fine. Per la struttura del lavoro vedi anche l'indice della tesi in Word.
Prova gli strumenti
Domande frequenti
Cambiare alcune parole di un testo basta a evitare il plagio?
No. Se la struttura della frase e l’ordine delle idee restano quelli dell’originale, sostituire qualche parola non toglie il problema. O citi il passo tra virgolette con la fonte, oppure lo riscrivi con una struttura tua e indichi comunque la fonte in nota.
Una parafrasi va citata?
Sì. La parafrasi riformula le parole, ma l’idea resta di chi l’ha scritta. Va accompagnata dalla fonte, con nota a piè di pagina o con il sistema autore-data, e dalla voce corrispondente nella bibliografia, secondo le regole del tuo corso.
Posso riusare in tesi parti di una tesina che ho già consegnato?
Dipende dal regolamento dell’ateneo e dal relatore. Riusare senza dirlo può essere considerato autoplagio. Chiedi prima il permesso e, se riprendi il materiale, citalo come fonte o riscrivilo in modo sostanziale, indicando il lavoro precedente.
Devo dichiarare di aver usato l’intelligenza artificiale?
Dove l’ateneo o il relatore lo richiedono, sì. Le regole cambiano da corso a corso: alcuni vietano questi strumenti, altri li ammettono con dichiarazione. Leggi il regolamento, annota cosa hai usato e controlla ogni fatto e citazione sulle fonti reali.
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