Scuola e università

Come scrivere la conclusione di un tema, di un testo argomentativo e di una tesi

Redazione di AdeptWriteAggiornato 8 min di lettura

La conclusione riprende la tesi con parole nuove, riassume gli argomenti principali e chiude con un’apertura o una riflessione, senza aggiungere informazioni inedite. Nel tema bastano poche righe, nel testo argomentativo serve un giudizio finale netto, nella tesi di laurea si presentano risultati, limiti e sviluppi futuri. Qui trovi esempi prima e dopo e una checklist.

Come si scrive una conclusione, in breve

La conclusione è l’ultima parte di un testo e ha un compito preciso: lasciare al lettore l’idea chiara di dove è arrivato il discorso. Una formula che funziona per quasi tutti i testi è:

  1. Ripresa della tesi: richiami la posizione o la domanda iniziale, con parole diverse da quelle dell’introduzione.
  2. Sintesi: ricordi in due o tre frasi gli argomenti o i risultati principali, senza ripeterli per intero.
  3. Chiusura o apertura: finisci con un giudizio, una riflessione, una proposta o una domanda che allarga lo sguardo.

La regola d’oro è una sola: in conclusione non si dicono cose nuove. Un argomento, un dato o un esempio che compare per la prima volta nell’ultimo paragrafo lascia il lettore con la sensazione che il testo sia incompleto. Se l’idea è buona, il suo posto è nello svolgimento.

Le proporzioni cambiano con il tipo di testo. Nel tema la conclusione è breve, circa un decimo dell’elaborato. Nel testo argomentativo deve contenere un giudizio finale riconoscibile. Nella tesi di laurea è un capitolo con risultati, limiti e sviluppi futuri. Un buon riferimento è l’introduzione: la conclusione deve rispondere alle promesse che l’introduzione ha fatto. Sull’apertura del testo trovi una guida dedicata: Come scrivere un’introduzione.

Conclusione del tema: ripresa, sintesi, apertura

Chi corregge un tema controlla se il testo ha un inizio, uno svolgimento e una fine riconoscibili, e se la fine è coerente con quanto è stato detto. Per il quadro generale vedi Come scrivere un tema.

Riprendiamo la traccia inventata «Il silenzio è ancora un valore in un mondo sempre connesso?», la cui introduzione sosteneva che il silenzio è un bisogno e una competenza da coltivare.

Alla fine, il silenzio non è assenza di suoni, ma spazio per pensare: è quello che ci permette di capire che cosa vogliamo dire prima di rispondere a un messaggio. Gli esempi visti, dal tram della sera alle ore di studio, mostrano che lo si può difendere con piccole scelte, come spegnere le notifiche o camminare senza cuffie. Forse la domanda giusta non è se il silenzio sia ancora un valore, ma quanti di noi sono disposti a concedersene un po’.

Che cosa fa questo paragrafo:

  • riprende la tesi («il silenzio è spazio per pensare») con parole nuove;
  • sintetizza il percorso (tram, studio, scelte quotidiane) senza rifare gli esempi;
  • apre con una domanda che resta in testa, senza introdurre un nuovo argomento.

Se il tema è narrativo

Nel tema narrativo non si riassume: si chiude la storia. La fine può essere un epilogo (cosa accade dopo), una riflessione del narratore su quanto è successo, oppure una chiusura circolare che richiama la prima frase.

Quando ho rivisto la bicicletta dei nonni, appesa a un gancio in garage, ho capito che non l’avevo mai perduta: avevo solo smesso di cercarla nel posto giusto.

Conclusione del testo argomentativo

Nel testo argomentativo la conclusione è il momento in cui dici che cosa hai dimostrato. Non basta dire «ho spiegato vari punti di vista»: serve un giudizio finale coerente con la tesi. Una struttura utile:

PassoChe cosa faiEsempio
Tesi riformulataRiprendi la posizione senza copiarlaI compiti a casa hanno senso solo se mirati.
Argomenti in sintesiUna frase che li raccoglieLo mostrano l’autonomia, la memoria e il tempo libero.
Controargomento superatoRicordi l’obiezione e perché non regge del tuttoChi li difende come allenamento ha ragione, ma solo se sono pochi.
ChiusuraGiudizio, proposta o domandaMeno pagine, più chiarezza: è la richiesta che la scuola può accogliere.

Per il resto del testo vedi Come scrivere un testo argomentativo. Se stai preparando la prova scritta dell’esame di Stato, trovi indicazioni sulla tipologia B (analisi e produzione di un testo argomentativo) in Prima prova della maturità: in tutte le tipologie, una chiusura breve e coerente con quanto scritto vale più di un finale solenne.

Conclusione della tesi di laurea

Nelle tesi triennali e magistrali delle università italiane la conclusione è di solito un capitolo o una sezione a parte, spesso intitolata Conclusioni. La forma precisa dipende dal relatore, dal dipartimento e dal regolamento del corso di laurea: segui sempre le loro indicazioni. Un’impostazione diffusa è questa:

ParteChe cosa diceLunghezza indicativa
Ripresa della domandaChe cosa ti eri chiesto e con quali obiettiviPoche righe
RisultatiChe cosa hai trovato, in ordine di importanzaUno o più paragrafi
Risposta alla domanda di ricercaSì, no o «in parte», con le ragioniUn paragrafo
LimitiChe cosa il lavoro non può dire (fonti, campione, tempo, metodo)Un paragrafo
Sviluppi futuriDomande aperte e direzioni di ricercaUn paragrafo

Esempio (tesi triennale di Lettere, argomento inventato, la stessa dell’introduzione di esempio sulla radio):

Questo lavoro si proponeva di capire se i quotidiani italiani degli anni Venti e Trenta abbiano presentato la radio come una minaccia o come un’opportunità. L’analisi degli articoli di tre testate mostra un atteggiamento prevalentemente cauto, con toni che cambiano a seconda del pubblico a cui il giornale si rivolge. Il lavoro ha tuttavia un limite: le testate considerate sono poche e l’analisi riguarda solo le edizioni consultate in archivio, per cui i risultati non possono essere generalizzati all’intera stampa del periodo. Una ricerca futura potrebbe estendere il confronto ai periodici locali e alle pubblicazioni di partito.

Alcune scelte di scrittura valgono per tutte le tesi:

  • Distingui i risultati dalle interpretazioni. Una cosa è ciò che hai trovato, un’altra è ciò che pensi significhi.
  • Dichiara i limiti con onestà. Un limite ben spiegato non indebolisce il lavoro: dimostra che sai dove arriva.
  • Non promettere più di quanto la tesi dimostri. Evita «questo studio dimostra definitivamente» se il campione è piccolo.
  • Non introdurre fonti nuove. Le citazioni nuove, qui, sono un segnale di struttura debole. Per citare e ordinare le fonti vedi Bibliografia e sitografia.
  • Allinea con l’introduzione. Se all’inizio hai dichiarato tre obiettivi, la conclusione dice per ciascuno se è stato raggiunto.

Riscrivere una conclusione debole: prima e dopo

Esempio 1, tema espositivo sul risparmio energetico.

Prima:

In conclusione possiamo dire che il risparmio energetico è molto importante per tutti. Quindi bisogna risparmiare energia. Questo è tutto quello che avevo da dire sull’argomento.

Dopo:

Le abitudini descritte, dallo spegnere le luci all’usare gli elettrodomestici nelle ore giuste, costano poco e si ripagano nella bolletta. Il risparmio energetico, quindi, non è un’impresa per pochi esperti: comincia da gesti che una famiglia può decidere già stasera.

Che cosa è cambiato: via la formula vuota e la ripetizione, c’è un richiamo preciso agli argomenti svolti e una chiusura concreta.

Esempio 2, testo argomentativo sull’uso del telefono a scuola.

Prima:

Per concludere, ci sono pro e contro. Alcuni dicono una cosa, altri un’altra. Ognuno ha le sue idee. Inoltre i telefoni possono anche causare problemi di salute, come hanno detto alcuni studi.

Dopo:

Il telefono in classe distrae, ma può anche servire a cercare una fonte o a tradurre una parola. La soluzione più ragionevole mi sembra regolarne l’uso: spento durante le spiegazioni, acceso solo quando l’insegnante lo chiede. In questo modo la scuola non rinuncia a uno strumento utile e gli studenti imparano a decidere quando usarlo.

Il «prima» ha due difetti tipici: nessun giudizio («ognuno ha le sue idee») e una informazione nuova e non verificabile («studi di cui nessuno ha parlato prima»). Il «dopo» prende posizione, resta dentro gli argomenti già trattati e chiude con una proposta.

Formule da evitare e alternative

Alcune aperture di conclusione sono così consumate da non dire nulla. Non sono errori di grammatica, ma conviene usarle con parsimonia.

FormulaProblemaAlternativa
In conclusione possiamo dire che...Annuncia senza direVai direttamente alla tesi: Il silenzio, dunque, è...
Per concludere...Di per sé non è sbagliato, ma si trova ovunqueAlla fine, Tirando le somme, Ne segue che...
Questo è tutto quello che avevo da direTono da colloquio, non da testo scrittoElimina la frase
Come abbiamo visto ripetutoRende la conclusione un semplice rimandoUna sola volta, con il punto che richiami
Spero di aver chiarito...Chiede il permesso al lettoreElimina: il testo deve parlare da sé
Ognuno ha le sue opinioniRinuncia a prendere posizioneUna frase che dica quale opinione ti sembra più solida e perché

Per collegare le frasi della conclusione senza ricorrere sempre ai soliti connettivi (quindi, dunque, pertanto, perciò), puoi consultare Connettivi testuali.

Errori frequenti

  1. Informazioni nuove: un dato, un esempio o una citazione che compare solo alla fine.
  2. Copia dell’introduzione: le stesse parole, soltanto spostate in fondo.
  3. Troppo lunga: una conclusione che riscrive tutto il tema.
  4. Troppo vaga: «il mondo va migliorato», «bisogna riflettere» senza dire su che cosa.
  5. Nessun giudizio in un testo argomentativo.
  6. Cambio di registro: improvvisa solennità o, al contrario, tono colloquiale.
  7. Promesse mancate: l’introduzione prometteva tre argomenti e la conclusione ne riassume due.
  8. Conclusioni troppo forti per i dati disponibili, soprattutto in una tesi.

Come usare gli strumenti di AdeptWrite

  • Generatore di paragrafi: ha la modalità Conclusione. Scrivi l’idea principale e ricevi una bozza di paragrafo finale. È un testo automatico: riscrivilo con i tuoi argomenti, controlla che non introduca informazioni che nel tuo testo non ci sono e che la tesi sia davvero la tua. Il limite è di 6.000 caratteri per esecuzione.
  • Generatore di scalette: se parti da una scaletta, scrivi già lì la conclusione in una riga. Sarà più facile mantenerla coerente con lo svolgimento.
  • Correttore grammaticale: incolla la conclusione finita e guarda le correzioni proposte una per una, con le modifiche evidenziate.

Checklist della conclusione

  • Ho ripreso la tesi o la domanda iniziale con parole nuove?
  • Ho sintetizzato gli argomenti o i risultati senza ripetere gli esempi?
  • Nella conclusione c’è qualcosa di nuovo? Se sì, lo sposto nello svolgimento o lo tolgo.
  • C’è un giudizio finale (testo argomentativo) o una risposta alla domanda di ricerca (tesi)?
  • (Tesi) Ho indicato limiti e sviluppi futuri?
  • Introduzione e conclusione si corrispondono?
  • Ho evitato le formule vuote (in conclusione possiamo dire che...)?
  • Ho riletto punteggiatura, tempi verbali e registro?

Prova gli strumenti

Generatore di paragrafi
Un paragrafo di introduzione, svolgimento o conclusione, oppure descrittivo, espositivo, narrativo, argomentativo o persuasivo, a partire dalla tua idea.
Apri lo strumento
Generatore di scalette
Crea la scaletta di un articolo, un tema, una tesi o una presentazione partendo da un solo argomento.
Apri lo strumento
Correttore grammaticale italiano
Correggi grammatica, ortografia e punteggiatura in italiano e in altre lingue, con ogni modifica evidenziata.
Apri lo strumento

Domande frequenti

Quanto deve essere lunga la conclusione di un tema?

Di solito poche righe, circa un decimo dell’elaborato. Deve riprendere la tesi, sintetizzare il percorso e chiudere con una riflessione. Se supera la lunghezza di un paragrafo, probabilmente sta riassumendo troppo o aggiungendo cose che andavano nello svolgimento.

Si può cominciare con «In conclusione»?

Si può, non è un errore, ma è una formula molto usata e spesso inutile. Spesso funziona meglio andare dritti alla tesi riformulata. In alternativa puoi usare «Alla fine», «Tirando le somme» o un connettivo come «dunque», senza fare dell’annuncio il centro della frase.

Nella conclusione si può esprimere un’opinione personale?

Nel tema e nel testo argomentativo sì, anzi è atteso come giudizio finale coerente con la tesi. Nella tesi di laurea l’interpretazione dei risultati è benvenuta, ma va distinta con chiarezza da ciò che i dati mostrano e adeguata alle indicazioni del relatore.

Che differenza c’è tra conclusione e riassunto?

Il riassunto ripete in breve i contenuti. La conclusione li usa per arrivare a un punto: riprende la tesi, trae un giudizio o una risposta e apre, quando serve, a ciò che resta da capire. Un elenco di argomenti senza giudizio finale è un riassunto, non una conclusione.

Tutte le guide