Come scrivere la conclusione di un tema, di un testo argomentativo e di una tesi
La conclusione riprende la tesi con parole nuove, riassume gli argomenti principali e chiude con un’apertura o una riflessione, senza aggiungere informazioni inedite. Nel tema bastano poche righe, nel testo argomentativo serve un giudizio finale netto, nella tesi di laurea si presentano risultati, limiti e sviluppi futuri. Qui trovi esempi prima e dopo e una checklist.
Come si scrive una conclusione, in breve
La conclusione è l’ultima parte di un testo e ha un compito preciso: lasciare al lettore l’idea chiara di dove è arrivato il discorso. Una formula che funziona per quasi tutti i testi è:
- Ripresa della tesi: richiami la posizione o la domanda iniziale, con parole diverse da quelle dell’introduzione.
- Sintesi: ricordi in due o tre frasi gli argomenti o i risultati principali, senza ripeterli per intero.
- Chiusura o apertura: finisci con un giudizio, una riflessione, una proposta o una domanda che allarga lo sguardo.
La regola d’oro è una sola: in conclusione non si dicono cose nuove. Un argomento, un dato o un esempio che compare per la prima volta nell’ultimo paragrafo lascia il lettore con la sensazione che il testo sia incompleto. Se l’idea è buona, il suo posto è nello svolgimento.
Le proporzioni cambiano con il tipo di testo. Nel tema la conclusione è breve, circa un decimo dell’elaborato. Nel testo argomentativo deve contenere un giudizio finale riconoscibile. Nella tesi di laurea è un capitolo con risultati, limiti e sviluppi futuri. Un buon riferimento è l’introduzione: la conclusione deve rispondere alle promesse che l’introduzione ha fatto. Sull’apertura del testo trovi una guida dedicata: Come scrivere un’introduzione.
Conclusione del tema: ripresa, sintesi, apertura
Chi corregge un tema controlla se il testo ha un inizio, uno svolgimento e una fine riconoscibili, e se la fine è coerente con quanto è stato detto. Per il quadro generale vedi Come scrivere un tema.
Riprendiamo la traccia inventata «Il silenzio è ancora un valore in un mondo sempre connesso?», la cui introduzione sosteneva che il silenzio è un bisogno e una competenza da coltivare.
Alla fine, il silenzio non è assenza di suoni, ma spazio per pensare: è quello che ci permette di capire che cosa vogliamo dire prima di rispondere a un messaggio. Gli esempi visti, dal tram della sera alle ore di studio, mostrano che lo si può difendere con piccole scelte, come spegnere le notifiche o camminare senza cuffie. Forse la domanda giusta non è se il silenzio sia ancora un valore, ma quanti di noi sono disposti a concedersene un po’.
Che cosa fa questo paragrafo:
- riprende la tesi («il silenzio è spazio per pensare») con parole nuove;
- sintetizza il percorso (tram, studio, scelte quotidiane) senza rifare gli esempi;
- apre con una domanda che resta in testa, senza introdurre un nuovo argomento.
Se il tema è narrativo
Nel tema narrativo non si riassume: si chiude la storia. La fine può essere un epilogo (cosa accade dopo), una riflessione del narratore su quanto è successo, oppure una chiusura circolare che richiama la prima frase.
Quando ho rivisto la bicicletta dei nonni, appesa a un gancio in garage, ho capito che non l’avevo mai perduta: avevo solo smesso di cercarla nel posto giusto.
Conclusione del testo argomentativo
Nel testo argomentativo la conclusione è il momento in cui dici che cosa hai dimostrato. Non basta dire «ho spiegato vari punti di vista»: serve un giudizio finale coerente con la tesi. Una struttura utile:
| Passo | Che cosa fai | Esempio |
|---|---|---|
| Tesi riformulata | Riprendi la posizione senza copiarla | I compiti a casa hanno senso solo se mirati. |
| Argomenti in sintesi | Una frase che li raccoglie | Lo mostrano l’autonomia, la memoria e il tempo libero. |
| Controargomento superato | Ricordi l’obiezione e perché non regge del tutto | Chi li difende come allenamento ha ragione, ma solo se sono pochi. |
| Chiusura | Giudizio, proposta o domanda | Meno pagine, più chiarezza: è la richiesta che la scuola può accogliere. |
Per il resto del testo vedi Come scrivere un testo argomentativo. Se stai preparando la prova scritta dell’esame di Stato, trovi indicazioni sulla tipologia B (analisi e produzione di un testo argomentativo) in Prima prova della maturità: in tutte le tipologie, una chiusura breve e coerente con quanto scritto vale più di un finale solenne.
Conclusione della tesi di laurea
Nelle tesi triennali e magistrali delle università italiane la conclusione è di solito un capitolo o una sezione a parte, spesso intitolata Conclusioni. La forma precisa dipende dal relatore, dal dipartimento e dal regolamento del corso di laurea: segui sempre le loro indicazioni. Un’impostazione diffusa è questa:
| Parte | Che cosa dice | Lunghezza indicativa |
|---|---|---|
| Ripresa della domanda | Che cosa ti eri chiesto e con quali obiettivi | Poche righe |
| Risultati | Che cosa hai trovato, in ordine di importanza | Uno o più paragrafi |
| Risposta alla domanda di ricerca | Sì, no o «in parte», con le ragioni | Un paragrafo |
| Limiti | Che cosa il lavoro non può dire (fonti, campione, tempo, metodo) | Un paragrafo |
| Sviluppi futuri | Domande aperte e direzioni di ricerca | Un paragrafo |
Esempio (tesi triennale di Lettere, argomento inventato, la stessa dell’introduzione di esempio sulla radio):
Questo lavoro si proponeva di capire se i quotidiani italiani degli anni Venti e Trenta abbiano presentato la radio come una minaccia o come un’opportunità. L’analisi degli articoli di tre testate mostra un atteggiamento prevalentemente cauto, con toni che cambiano a seconda del pubblico a cui il giornale si rivolge. Il lavoro ha tuttavia un limite: le testate considerate sono poche e l’analisi riguarda solo le edizioni consultate in archivio, per cui i risultati non possono essere generalizzati all’intera stampa del periodo. Una ricerca futura potrebbe estendere il confronto ai periodici locali e alle pubblicazioni di partito.
Alcune scelte di scrittura valgono per tutte le tesi:
- Distingui i risultati dalle interpretazioni. Una cosa è ciò che hai trovato, un’altra è ciò che pensi significhi.
- Dichiara i limiti con onestà. Un limite ben spiegato non indebolisce il lavoro: dimostra che sai dove arriva.
- Non promettere più di quanto la tesi dimostri. Evita «questo studio dimostra definitivamente» se il campione è piccolo.
- Non introdurre fonti nuove. Le citazioni nuove, qui, sono un segnale di struttura debole. Per citare e ordinare le fonti vedi Bibliografia e sitografia.
- Allinea con l’introduzione. Se all’inizio hai dichiarato tre obiettivi, la conclusione dice per ciascuno se è stato raggiunto.
Riscrivere una conclusione debole: prima e dopo
Esempio 1, tema espositivo sul risparmio energetico.
Prima:
In conclusione possiamo dire che il risparmio energetico è molto importante per tutti. Quindi bisogna risparmiare energia. Questo è tutto quello che avevo da dire sull’argomento.
Dopo:
Le abitudini descritte, dallo spegnere le luci all’usare gli elettrodomestici nelle ore giuste, costano poco e si ripagano nella bolletta. Il risparmio energetico, quindi, non è un’impresa per pochi esperti: comincia da gesti che una famiglia può decidere già stasera.
Che cosa è cambiato: via la formula vuota e la ripetizione, c’è un richiamo preciso agli argomenti svolti e una chiusura concreta.
Esempio 2, testo argomentativo sull’uso del telefono a scuola.
Prima:
Per concludere, ci sono pro e contro. Alcuni dicono una cosa, altri un’altra. Ognuno ha le sue idee. Inoltre i telefoni possono anche causare problemi di salute, come hanno detto alcuni studi.
Dopo:
Il telefono in classe distrae, ma può anche servire a cercare una fonte o a tradurre una parola. La soluzione più ragionevole mi sembra regolarne l’uso: spento durante le spiegazioni, acceso solo quando l’insegnante lo chiede. In questo modo la scuola non rinuncia a uno strumento utile e gli studenti imparano a decidere quando usarlo.
Il «prima» ha due difetti tipici: nessun giudizio («ognuno ha le sue idee») e una informazione nuova e non verificabile («studi di cui nessuno ha parlato prima»). Il «dopo» prende posizione, resta dentro gli argomenti già trattati e chiude con una proposta.
Formule da evitare e alternative
Alcune aperture di conclusione sono così consumate da non dire nulla. Non sono errori di grammatica, ma conviene usarle con parsimonia.
| Formula | Problema | Alternativa |
|---|---|---|
| In conclusione possiamo dire che... | Annuncia senza dire | Vai direttamente alla tesi: Il silenzio, dunque, è... |
| Per concludere... | Di per sé non è sbagliato, ma si trova ovunque | Alla fine, Tirando le somme, Ne segue che... |
| Questo è tutto quello che avevo da dire | Tono da colloquio, non da testo scritto | Elimina la frase |
| Come abbiamo visto ripetuto | Rende la conclusione un semplice rimando | Una sola volta, con il punto che richiami |
| Spero di aver chiarito... | Chiede il permesso al lettore | Elimina: il testo deve parlare da sé |
| Ognuno ha le sue opinioni | Rinuncia a prendere posizione | Una frase che dica quale opinione ti sembra più solida e perché |
Per collegare le frasi della conclusione senza ricorrere sempre ai soliti connettivi (quindi, dunque, pertanto, perciò), puoi consultare Connettivi testuali.
Errori frequenti
- Informazioni nuove: un dato, un esempio o una citazione che compare solo alla fine.
- Copia dell’introduzione: le stesse parole, soltanto spostate in fondo.
- Troppo lunga: una conclusione che riscrive tutto il tema.
- Troppo vaga: «il mondo va migliorato», «bisogna riflettere» senza dire su che cosa.
- Nessun giudizio in un testo argomentativo.
- Cambio di registro: improvvisa solennità o, al contrario, tono colloquiale.
- Promesse mancate: l’introduzione prometteva tre argomenti e la conclusione ne riassume due.
- Conclusioni troppo forti per i dati disponibili, soprattutto in una tesi.
Come usare gli strumenti di AdeptWrite
- Generatore di paragrafi: ha la modalità Conclusione. Scrivi l’idea principale e ricevi una bozza di paragrafo finale. È un testo automatico: riscrivilo con i tuoi argomenti, controlla che non introduca informazioni che nel tuo testo non ci sono e che la tesi sia davvero la tua. Il limite è di 6.000 caratteri per esecuzione.
- Generatore di scalette: se parti da una scaletta, scrivi già lì la conclusione in una riga. Sarà più facile mantenerla coerente con lo svolgimento.
- Correttore grammaticale: incolla la conclusione finita e guarda le correzioni proposte una per una, con le modifiche evidenziate.
Checklist della conclusione
- Ho ripreso la tesi o la domanda iniziale con parole nuove?
- Ho sintetizzato gli argomenti o i risultati senza ripetere gli esempi?
- Nella conclusione c’è qualcosa di nuovo? Se sì, lo sposto nello svolgimento o lo tolgo.
- C’è un giudizio finale (testo argomentativo) o una risposta alla domanda di ricerca (tesi)?
- (Tesi) Ho indicato limiti e sviluppi futuri?
- Introduzione e conclusione si corrispondono?
- Ho evitato le formule vuote (in conclusione possiamo dire che...)?
- Ho riletto punteggiatura, tempi verbali e registro?
Prova gli strumenti
Domande frequenti
Quanto deve essere lunga la conclusione di un tema?
Di solito poche righe, circa un decimo dell’elaborato. Deve riprendere la tesi, sintetizzare il percorso e chiudere con una riflessione. Se supera la lunghezza di un paragrafo, probabilmente sta riassumendo troppo o aggiungendo cose che andavano nello svolgimento.
Si può cominciare con «In conclusione»?
Si può, non è un errore, ma è una formula molto usata e spesso inutile. Spesso funziona meglio andare dritti alla tesi riformulata. In alternativa puoi usare «Alla fine», «Tirando le somme» o un connettivo come «dunque», senza fare dell’annuncio il centro della frase.
Nella conclusione si può esprimere un’opinione personale?
Nel tema e nel testo argomentativo sì, anzi è atteso come giudizio finale coerente con la tesi. Nella tesi di laurea l’interpretazione dei risultati è benvenuta, ma va distinta con chiarezza da ciò che i dati mostrano e adeguata alle indicazioni del relatore.
Che differenza c’è tra conclusione e riassunto?
Il riassunto ripete in breve i contenuti. La conclusione li usa per arrivare a un punto: riprende la tesi, trae un giudizio o una risposta e apre, quando serve, a ciò che resta da capire. Un elenco di argomenti senza giudizio finale è un riassunto, non una conclusione.
Guide correlate
- Come scrivere un’introduzione per un tema, una relazione e una tesi — Un’introduzione fa tre cose: aggancia il lettore, presenta l’argomento e dice dove porta il testo. Nel tema bastano poch…
- Come scrivere un tema: dalla traccia alla bella copia, con un esempio — Un tema si scrive in sei passaggi: leggi bene la traccia, raccogli le idee, fai una scaletta, scrivi introduzione, svolg…
- Come scrivere un testo argomentativo: tesi, argomenti, confutazione ed esempio — Un testo argomentativo sostiene una tesi con ragioni e prove. Si scrive in cinque mosse: presenti il problema, enunci la…
- Prima prova di maturità: come affrontare le tipologie A, B e C — La prima prova dell'Esame di Stato è uno scritto di italiano con tre tipologie: A, analisi e interpretazione di un testo…
- Connettivi testuali in italiano: elenco per funzione, punteggiatura ed esempi — I connettivi testuali sono le parole e le espressioni che legano frasi e paragrafi e dicono che rapporto c'è tra loro: a…