Scuola e università

Come scrivere un’introduzione per un tema, una relazione e una tesi

Redazione di AdeptWriteAggiornato 8 min di lettura

Un’introduzione fa tre cose: aggancia il lettore, presenta l’argomento e dice dove porta il testo. Nel tema bastano poche righe con una tesi o un percorso, nella relazione servono contesto e scopo, nella tesi di laurea contesto, obiettivi, metodo e struttura dei capitoli. Qui trovi sei tipi di attacco, riscritture prima e dopo e una checklist.

Come si scrive un’introduzione, in breve

L’introduzione è la parte che apre un testo e risponde, in poche righe, a tre domande del lettore: di che cosa si parla? perché mi dovrebbe interessare? dove mi porterà questo testo? Una formula valida per quasi tutti i testi è:

  1. Aggancio: una prima frase che attira l’attenzione (una scena, una domanda, un dato, una citazione).
  2. Presentazione dell’argomento: che cosa tratti e in quale contesto, in due o tre frasi.
  3. Tesi o percorso: la posizione che sosterrai (nel testo argomentativo) oppure l’indicazione di come procederà il discorso.

Le proporzioni cambiano con il tipo di testo: nel tema l’introduzione è breve (circa un decimo del testo), nella relazione e nella tesina è un paragrafo ben costruito, nella tesi di laurea è un capitolo a sé che contiene anche obiettivi, metodo e struttura. Una regola pratica: scrivi l’introduzione alla fine, o almeno rivedila alla fine, quando sai davvero che cosa hai scritto.

Introduzione del tema: aggancio, argomento, tesi o percorso

Nel tema scolastico (narrativo, espositivo, argomentativo) l’introduzione serve a far capire subito che hai capito la traccia. Chi corregge guarda se rispetti la consegna e se il testo ha una struttura riconoscibile. Per il quadro generale del tema vedi Come scrivere un tema; per i testi che difendono un’opinione, Come scrivere un testo argomentativo.

Esempio con una traccia inventata: «Il silenzio è ancora un valore in un mondo sempre connesso?»

Alle otto di sera, sul tram che torna dalla stazione, quasi nessuno parla: ognuno ha lo sguardo sul telefono. Eppure non è silenzio. È rumore di notifiche, di video, di messaggi che aspettano risposta. Il vero silenzio, quello che lascia pensare, sembra diventato un lusso. In questo tema sostengo che sia ancora un valore, anzi un bisogno, e che imparare a ritagliarselo sia una competenza da coltivare, a scuola e fuori.

In cinque frasi ci sono: scena (aggancio), problema (silenzio contro rumore), tesi («sostengo che...») e percorso («a scuola e fuori»).

Se il tema è narrativo

Nel tema narrativo non si mette una tesi: si apre la storia. L’introduzione presenta luogo, tempo e protagonista, o parte da un momento forte e poi torna indietro.

Il giorno in cui ho perso la bicicletta dei miei nonni avevo undici anni e un’idea sbagliata di me stesso.

Sei modi di cominciare (con esempi italiani)

Non esiste l’attacco perfetto: dipende dall’argomento e dal registro. Ecco sei strategie, tutte usabili in un tema e adattabili alla relazione.

Tipo di attaccoEsempioQuando funziona
ScenaAlle sei del mattino la stazione di Milano Centrale è già un formicaio di valigie.Temi su società, lavoro, viaggi
DomandaQuante ore al giorno passiamo davvero a leggere?Testi argomentativi ed espositivi
Affermazione nettaStudiare non significa ripetere a memoria.Quando hai una tesi chiara
Citazione«Chi non ha memoria non ha futuro», si sente dire, ma che cosa ricordiamo davvero?Solo se la citazione è esatta e pertinente
Dato o fattoNel 1861 fu proclamato il Regno d’Italia, ma la lingua comune era ancora parlata da pochi.Temi storici o sociali, solo se il dato è verificabile
Aneddoto personaleMia nonna ha imparato a leggere a quarant’anni e lo ricorda come il giorno più bello della sua vita.Temi riflessivi, quando l’esperienza è pertinente

Due cautele. Primo: non inventare dati; se non ricordi esattamente una cifra o una data, scegli un altro attacco. Secondo: se citi, verifica autore e parole. Una citazione sbagliata, o attribuita a chi non l’ha detta, danneggia tutto il testo.

Attacchi da evitare

  • Il lontano passato: «Fin dall’antichità l’uomo...», «Da sempre...».
  • La definizione da dizionario: «Secondo il dizionario la parola amicizia significa...», a meno che il significato della parola sia proprio il tema.
  • La ripetizione della traccia, parola per parola.
  • L’annuncio vuoto: «In questo tema parlerò di...» senza dire che cosa sostieni (l’annuncio va bene, se contiene la tesi o il percorso).
  • Le scuse: «Non è facile parlare di questo argomento...».

Riscrivere un’introduzione debole: prima e dopo

Esempio 1, tema espositivo sul risparmio energetico.

Prima:

Fin dall’antichità l’uomo ha sempre usato l’energia. Al giorno d’oggi l’energia è molto importante per tutti. In questo tema parlerò del risparmio energetico.

Dopo:

Spegnere la luce uscendo da una stanza sembra un gesto da poco, ma moltiplicato per milioni di case cambia il conto dei consumi. In questo tema spiego quali abitudini quotidiane fanno risparmiare energia in una famiglia, da quelle più semplici (elettrodomestici, riscaldamento) a quelle che richiedono un piccolo investimento (finestre, lampadine a basso consumo).

Che cosa è cambiato: via le frasi vuote («al giorno d’oggi»), c’è un gesto concreto come aggancio e l’annuncio dice che cosa si spiegherà e in che ordine.

Esempio 2, testo argomentativo sulla scuola.

Prima:

La scuola è importante per i giovani. Molte persone pensano che i compiti siano inutili, altre no. Io penso che i compiti siano utili e ora spiego perché.

Dopo:

I compiti a casa dividono studenti, genitori e insegnanti: per alcuni sono un allenamento indispensabile, per altri tempo sottratto alla vita. Credo che abbiano senso solo se sono pochi, chiari e collegati a quanto si è fatto in classe, e proverò a mostrarlo con tre argomenti: l’autonomia, la memoria e il tempo libero.

Ora la tesi è precisa e condizionata («solo se pochi, chiari e collegati») e il lettore sa quali argomenti arriveranno.

Introduzione di una relazione o di una tesina

Una relazione (di laboratorio, di stage, di lettura) o una tesina (per esempio per l’esame di terza media o per il colloquio) ha un lettore che vuole orientarsi velocemente. L’introduzione contiene di solito:

  1. Contesto: in quale situazione nasce il lavoro (un’esperienza di laboratorio, un tirocinio, un percorso interdisciplinare).
  2. Scopo: che cosa si voleva capire o mostrare.
  3. Metodo o fonti in una riga: come hai lavorato.
  4. Struttura: che cosa troverà il lettore nelle parti successive.

Esempio, relazione di una visita didattica:

Il 14 marzo la classe 3ªB ha visitato il museo della scienza della città per studiare il rapporto tra energia e quotidianità. Scopo della relazione è descrivere i tre percorsi seguiti e valutare quanto la visita ci abbia aiutato a comprendere il tema del programma di tecnologia. Nelle pagine seguenti presento il percorso, gli esperimenti osservati e alcune riflessioni finali.

Il metodo è sempre lo stesso, contesto, scopo, svolgimento, conclusione.

Introduzione di una tesi di laurea

Nelle università italiane la tesi (triennale o magistrale) ha di norma un’introduzione che il candidato scrive come capitolo a parte. Le regole precise le danno il relatore, il dipartimento e il regolamento del corso di laurea: segui sempre quelle. Un’impostazione diffusa è questa:

ParteChe cosa diceLunghezza indicativa
ContestoIl tema generale e il suo posto nella disciplinaUn paragrafo
Problema o domanda di ricercaChe cosa non è chiaro, che cosa vuoi capireUn paragrafo
ObiettiviChe cosa ti sei proposto di fare, in modo verificabilePoche righe, anche a elenco
Metodo e fontiCome hai lavorato (analisi di testi, interviste, esperimenti, dati) e su quali fontiUn paragrafo
Struttura dei capitoliUn breve riassunto, capitolo per capitoloUna frase per capitolo

Esempio (tesi triennale di Lettere, argomento inventato):

Questa tesi studia come i quotidiani italiani abbiano raccontato la diffusione della radio negli anni Venti e Trenta del Novecento. La domanda da cui parte il lavoro è se la stampa abbia presentato il nuovo mezzo come una minaccia o come un’opportunità. L’obiettivo è ricostruire il dibattito attraverso gli articoli di tre testate, confrontando toni e argomenti. Il lavoro si basa su fonti d’archivio consultate in biblioteca e su studi di storia dei media. Il primo capitolo inquadra il contesto storico, il secondo presenta le fonti e il metodo, il terzo analizza gli articoli, il quarto trae le conclusioni.

Come procedere

  • Scrivi una versione provvisoria all’inizio, per chiarirti le idee, e riscrivila quando i capitoli sono finiti.
  • Allinea introduzione e conclusione: se nell’introduzione prometti tre obiettivi, la conclusione deve dire se li hai raggiunti.
  • Non anticipare tutti i risultati nei dettagli, ma nemmeno nasconderli: nella scrittura accademica il lettore si aspetta di sapere dove si va a parare.
  • Se hai una struttura per capitoli, prepara prima la scaletta: vedi Indice della tesi in Word per la parte di formattazione e, per le fonti, Bibliografia e sitografia.

Errori frequenti

  1. Troppo lunga: l’introduzione di un tema che occupa mezza pagina su due.
  2. Troppo vaga: parla di «società», «mondo», «tecnologia» senza dire quale aspetto.
  3. Nessuna tesi in un testo argomentativo.
  4. Promesse non mantenute: annunci tre argomenti e ne sviluppi due.
  5. Tempi verbali incoerenti: presente per annunciare il testo (presento, analizzo), passato per raccontare l’esperienza.
  6. Troppi «io»: nel tema personale è normale; nella tesi di laurea si preferiscono forme impersonali o il «noi» di modestia, secondo le indicazioni del relatore.
  7. Ripetizioni: la stessa parola in tre frasi. Un elenco di sinonimi aiuta: Sinonimi online.

Come usare gli strumenti di AdeptWrite

  • Generatore di paragrafi: ha la modalità Introduzione. Scrivi l’idea principale e ricevi una bozza di paragrafo di apertura. È un testo automatico: riscrivilo con i tuoi esempi, controlla che i fatti siano veri e che la tesi sia davvero la tua. Il limite è di 6.000 caratteri per esecuzione.
  • Generatore di scalette: prima dell’introduzione, costruisci l’indice dei punti (modalità Tema o Tesi) così che l’introduzione annunci un percorso che esiste.
  • Correttore grammaticale: incolla l’introduzione finita e guarda le correzioni proposte, una per una, con le modifiche evidenziate.

Checklist dell’introduzione

  • La prima frase dice qualcosa (scena, domanda, tesi, dato verificabile)?
  • L’argomento è delimitato: si capisce di quale aspetto parlo?
  • C’è una tesi o un percorso chiaro?
  • (Tesi) Ho indicato obiettivi, metodo, fonti e struttura?
  • Ho evitato i luoghi comuni («da sempre», «al giorno d’oggi»)?
  • Le promesse dell’introduzione trovano risposta nel testo e nella conclusione? Su questo, Come scrivere la conclusione.
  • Ho riletto punteggiatura e connettivi?

Prova gli strumenti

Generatore di paragrafi
Un paragrafo di introduzione, svolgimento o conclusione, oppure descrittivo, espositivo, narrativo, argomentativo o persuasivo, a partire dalla tua idea.
Apri lo strumento
Generatore di scalette
Crea la scaletta di un articolo, un tema, una tesi o una presentazione partendo da un solo argomento.
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Correttore grammaticale italiano
Correggi grammatica, ortografia e punteggiatura in italiano e in altre lingue, con ogni modifica evidenziata.
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Domande frequenti

Quanto deve essere lunga un’introduzione?

Dipende dal testo. In un tema bastano di solito poche righe, circa un decimo dell’elaborato. In una relazione o tesina uno o due paragrafi. In una tesi di laurea è un capitolo a sé: segui le indicazioni del relatore e del tuo corso di laurea.

Meglio scrivere l’introduzione all’inizio o alla fine?

Conviene scrivere una versione provvisoria all’inizio, per chiarirti le idee, e rivederla quando il testo è finito. Così promesse e contenuti combaciano. Nelle prove a tempo, come il tema in classe, scrivi una buona apertura dopo la scaletta e rileggila alla fine.

Posso usare una citazione come primo rigo?

Sì, se è pertinente e se la riporti esattamente, con l’autore giusto. Una citazione approssimativa o attribuita male danneggia il testo. Se non sei sicuro, scegli un altro attacco: una scena, una domanda o un fatto che puoi verificare.

Nella tesi di laurea si può usare la prima persona?

Dipende dalla disciplina e dal relatore. Molti preferiscono forme impersonali («si analizza») o il «noi» di modestia. In alcuni ambiti la prima persona singolare è accettata quando descrive scelte metodologiche. Chiedi al relatore e mantieni la stessa scelta in tutta la tesi.

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