Grammatica e ortografia

Le parti del discorso in italiano: 9 categorie, esempi e analisi grammaticale

Redazione di AdeptWriteAggiornato 10 min di lettura

Le parti del discorso sono le nove categorie in cui la grammatica italiana scolastica divide le parole. Cinque sono variabili, cioè cambiano forma: articolo, nome, aggettivo, pronome e verbo. Quattro sono invariabili: avverbio, preposizione, congiunzione e interiezione. Qui trovi definizioni, esempi, parole che cambiano categoria come bene, forte e che, un'analisi grammaticale svolta e un quiz.

Le parti del discorso in breve

Nella grammatica italiana che si studia a scuola le parole si dividono in nove parti del discorso, dette anche categorie grammaticali o parti variabili e invariabili:

  • Variabili (cambiano forma per genere, numero, persona o tempo): articolo, nome, aggettivo, pronome, verbo.
  • Invariabili (hanno sempre la stessa forma): avverbio, preposizione, congiunzione, interiezione.

Un'avvertenza utile: questa è la classificazione tradizionale, quella dei libri di testo di scuola primaria e secondaria. Alcune grammatiche universitarie la riorganizzano, ad esempio raggruppando articoli, aggettivi dimostrativi e possessivi in una categoria di "determinanti", oppure distinguendo le "locuzioni". Se il tuo insegnante o il tuo manuale usa etichette diverse, seguile; le nove categorie qui sotto sono comunque il punto di partenza più diffuso, e il Vocabolario Treccani e la consulenza linguistica dell'Accademia della Crusca le usano per descrivere le parole.

Parte del discorsoVariabile?Che cosa faEsempio
ArticoloSìAccompagna il nomeil, una, gli
Nome (sostantivo)SìIndica persone, cose, ideecasa, Marta, libertà
AggettivoSìDescrive o determina il nomebella, mio, quel
PronomeSìSostituisce il nomeio, lui, che, questo
VerboSìIndica azione, stato, eventoscrivere, essere
AvverbioNoModifica verbo, aggettivo, altro avverbiomolto, ieri, bene
PreposizioneNoCollega parole e frasidi, a, in, con
CongiunzioneNoUnisce parole e frasie, ma, perché
InteriezioneNoEsprime un'emozioneah!, evviva!, ehi!

L'articolo

L'articolo precede il nome e ne indica genere e numero. In italiano ce ne sono tre tipi:

  • determinativi: il, lo, la, i, gli, le (il libro, lo zaino, la penna);
  • indeterminativi: un, uno, una, un' (un amico, uno studente, un'amica);
  • partitivi: del, dello, della, dei, degli, delle (ho comprato dei libri).

La scelta della forma dipende dalla lettera iniziale della parola che segue: lo zaino, lo studente, gli psicologi (davanti a z, s impura, gn, ps, x, y) e il libro, i libri in tutti gli altri casi consonantici. Con l'apostrofo: l'amico, un'amica, ma un amico senza apostrofo.

Il nome

Il nome o sostantivo dà un'etichetta a persone, animali, cose, luoghi e idee. Si distingue in:

  • comune (città, ragazzo) e proprio (Roma, Giulia);
  • concreto (tavolo) e astratto (giustizia);
  • individuale (pianta) e collettivo (foresta);
  • primitivo, derivato, alterato, composto (fiore, fioraio, fiorellino, portafiori).

Cambia in genere (maschile e femminile) e numero (singolare e plurale). Alcuni nomi hanno plurali irregolari o particolari: uomo → uomini, uovo → uova, amico → amici, medico → medici, bacio → baci, camicia → camicie. Se hai dubbi su questi plurali puoi verificare la parola nel Dizionario italiano.

L'aggettivo

L'aggettivo si accorda con il nome in genere e numero e lo specifica. Si divide in due famiglie:

  1. Qualificativi: dicono come è il nome (una casa grande, un ragazzo gentile). Hanno gradi: positivo (bello), comparativo (più bello), superlativo (bellissimo, il più bello).
  2. Determinativi: possessivi (mio, tuo), dimostrativi (questo, quel), indefiniti (alcuni, ogni), numerali (due, secondo), interrogativi ed esclamativi (quale? che…!).

Gli aggettivi qualificativi sono di due classi: quelli in -o/-a/-i/-e (alto, alta, alti, alte) e quelli in -e/-i (felice, felici).

Il pronome

Il pronome prende il posto di un nome o di un'intera frase. È tra le categorie più ricche, perché ha molte sottoclassi:

  • personali: soggetto (io, tu, lui), complemento (me, te, lui), atoni (mi, ti, lo, la, ci, gli);
  • possessivi, dimostrativi e indefiniti, che coincidono nella forma con i corrispondenti aggettivi ma stanno da soli (Il mio è qui);
  • relativi: che, cui, il quale;
  • interrogativi: chi? che cosa? quale?.

Un esempio: Marta ha visto Luca e l'ha salutato → l' è il pronome atono che sostituisce Luca.

Il verbo

Il verbo indica un'azione, uno stato o un evento e porta le informazioni più ricche: persona (prima, seconda, terza), numero, modo (indicativo, congiuntivo, condizionale, imperativo, infinito, participio, gerundio), tempo e forma (attiva, passiva, riflessiva). L'italiano ha tre coniugazioni: in -are, in -ere, in -ire.

Distingui sempre tra:

  • verbi transitivi, che reggono un complemento oggetto (Ho letto un libro), e intransitivi (Sono partito);
  • verbi ausiliari, essere e avere, che formano i tempi composti (ho mangiato, sono arrivato);
  • verbi modali o servili: potere, volere, dovere.

L'avverbio

L'avverbio è invariabile e modifica un verbo, un aggettivo o un altro avverbio. Ha molte classi:

  • di modo: bene, male, lentamente;
  • di tempo: ieri, spesso, adesso;
  • di luogo: qui, là, vicino;
  • di quantità: molto, poco, abbastanza;
  • di affermazione, negazione e dubbio: sì, non, forse.

Molti avverbi di modo si formano con il suffisso -mente a partire da un aggettivo: gentile → gentilmente. Gli avverbi in -mente si scrivono sempre in una parola.

La preposizione

La preposizione collega due parole o due frasi e ne chiarisce la relazione. Le preposizioni proprie sono di, a, da, in, con, su, per, tra, fra. Quando si uniscono all'articolo formano le preposizioni articolate: del, dello, della, nel, sul, dal, alla. Quelle improprie sono avverbi o aggettivi usati come preposizioni: sopra, sotto, dopo, durante.

Esempio: Ho dato il libro a Marta → a collega il verbo al complemento di termine.

La congiunzione

La congiunzione unisce due parole o due frasi. Si divide in:

  • coordinanti: copulative (e, anche), avversative (ma, però), disgiuntive (o, oppure), conclusive (dunque, quindi), correlative (sia… sia);
  • subordinanti: che, perché, se, quando, sebbene, affinché.

Scegliere una congiunzione precisa è anche un modo per rendere un testo più coerente: per questo conviene conoscere i principali connettivi.

L'interiezione

L'interiezione esprime un'emozione o un richiamo e sta spesso da sola con un punto esclamativo: Ah!, Evviva!, Mamma mia!, Ehi! Può essere una parola, una locuzione o un suono (bum!). Non si lega sintatticamente al resto della frase.

Variabili e invariabili: perché la distinzione conta

La divisione tra parti variabili e invariabili aiuta a correggere gli errori di accordo. Se una parola è variabile, deve accordarsi: una bella ragazza simpatica, non una bello ragazza simpatico. Se è invariabile, non cambia mai: molto resta molto quando è avverbio (Sono molto stanche), ma diventa variabile quando è aggettivo (molte persone).

Questa differenza spiega un errore comune: dire sono molte stanche è sbagliato perché in quel contesto molto è avverbio e non si accorda.

Parole che cambiano categoria: bene, forte, che

Una parola non appartiene a una categoria per sempre: la sua parte del discorso dipende dalla funzione che svolge nella frase.

ParolaCome…EsempioParte del discorso
beneavverbioStai bene?avverbio di modo
nomeIl bene comune conta.nome
interiezioneBene! Possiamo cominciare.interiezione
forteaggettivoun vento forteaggettivo qualificativo
avverbioNon parlare così forteavverbio di modo
nomeIl forte era sul colle.nome
chepronome relativoIl libro che leggopronome
congiunzionePenso che sia tardicongiunzione subordinante
aggettivo esclamativoChe bella giornata!aggettivo
pronome interrogativoChe dici?pronome
dopoavverbioArrivo dopoavverbio di tempo
preposizionedopo cenapreposizione impropria

Il trucco è chiedersi: che cosa fa questa parola qui? Sostituisce un nome? È un pronome. Modifica un verbo? È un avverbio. Unisce due frasi? È una congiunzione.

Analisi grammaticale svolta, passo per passo

Analizziamo questa frase: «Ieri Marta ha letto un libro interessante in treno, ma non l'ha finito.»

  1. Ieri → avverbio di tempo, invariabile.
  2. Marta → nome proprio di persona, femminile singolare.
  3. ha letto → verbo leggere, seconda coniugazione, transitivo, indicativo passato prossimo, terza persona singolare, forma attiva.
  4. un → articolo indeterminativo maschile singolare.
  5. libro → nome comune di cosa, concreto, maschile singolare.
  6. interessante → aggettivo qualificativo, seconda classe, maschile singolare, grado positivo.
  7. in → preposizione semplice (propria).
  8. treno → nome comune di cosa, concreto, maschile singolare.
  9. ma → congiunzione coordinante avversativa.
  10. non → avverbio di negazione.
  11. l' → pronome personale atono, terza persona maschile singolare, complemento oggetto (sta per lo, cioè il libro).
  12. ha finito → verbo finire, terza coniugazione, transitivo, indicativo passato prossimo, terza persona singolare, forma attiva.

Ogni scuola ha il proprio modello di analisi; alcuni insegnanti chiedono di indicare anche la funzione logica della parola. Se devi consegnare una scheda, chiedi sempre il formato richiesto.

Errori comuni nell'analisi grammaticale

  • Confondere "che" pronome e "che" congiunzione: se puoi sostituirlo con il quale è un pronome relativo (il libro che / il quale leggo), altrimenti è una congiunzione.
  • Chiamare "aggettivo" ogni parola che descrive: molto in "molto stanco" è un avverbio.
  • Dimenticare l'articolo partitivo: dei libri può essere articolo partitivo o preposizione articolata, a seconda del contesto.
  • Non distinguere "ci" pronome, avverbio e particella: Ci vado (avverbio di luogo), Ci vediamo (pronome riflessivo), Ci ha scritto (pronome personale).
  • Sbagliare l'accordo dell'aggettivo o del participio: le ragazze sono partite, non partiti.

Le parti del discorso a scuola: come si studiano e si verificano

In Italia l'analisi grammaticale compare già alla scuola primaria e continua alla secondaria di primo grado, dove è un classico di compiti in classe e interrogazioni. Alle superiori l'attenzione si sposta sull'analisi del periodo e sull'analisi logica, ma la base resta questa: se non riconosci la categoria di una parola, fai fatica a capire che funzione svolge nella frase.

Un metodo semplice per prepararti:

  1. Leggi la frase intera prima di analizzare qualsiasi parola: la categoria dipende dal contesto, come mostrano piano e che.
  2. Parti dalle parole variabili, cioè dal verbo e dal nome: sono i due punti d'appoggio della frase.
  3. Controlla le invariabili una per una e chiediti che cosa legano o che cosa modificano.
  4. Annota genere, numero, modo e tempo solo dopo aver stabilito la categoria.
  5. Rileggi la frase sostituendo la parola con un'altra della stessa categoria: se la frase regge, l'analisi è plausibile.

Per esercitarti puoi prendere un breve brano di un libro che stai leggendo e analizzare dieci parole al giorno. Per i dubbi grammaticali più frequenti puoi consultare le risposte dell'Accademia della Crusca. Quando il testo è tuo, il correttore grammaticale segnala le forme sospette, che poi decidi tu se accettare: una segnalazione automatica resta un'indicazione e non una verifica definitiva.

Quiz: riconosci la parte del discorso

Scrivi la parte del discorso delle parole in grassetto, poi controlla le soluzioni.

  1. Il gatto dorme sul divano.
  2. Che bel tramonto!
  3. Parla piano, per favore.
  4. Mi piace il piano del palazzo.
  5. Penso che domani piova.
  6. Evviva! Abbiamo vinto.
  7. Mario è molto gentile.
  8. Ho invitato molti amici.

Soluzioni: 1 nome; 2 aggettivo esclamativo; 3 avverbio; 4 nome; 5 congiunzione subordinante; 6 interiezione; 7 avverbio di quantità; 8 aggettivo indefinito.

Come aiutarti con gli strumenti

Gli strumenti non fanno l'analisi grammaticale al posto tuo: ti aiutano a controllare il risultato nei testi che scrivi. Il Correttore grammaticale evidenzia errori di grammatica, ortografia e punteggiatura (per esempio un accordo sbagliato) e mostra ogni modifica, fino a 6.000 caratteri per esecuzione. Il Correttore ortografico segnala errori meccanici come qual'è o un pò. Se una frase ti sembra pesante, prova Riscrivi frasi e confronta la versione proposta con la tua. Controlla sempre l'esito prima di accettarlo.

In sintesi

Le nove parti del discorso sono la griglia di base con cui la scuola italiana descrive le parole: cinque variabili (articolo, nome, aggettivo, pronome, verbo) e quattro invariabili (avverbio, preposizione, congiunzione, interiezione). Per classificare una parola chiediti sempre quale funzione svolge nella frase, perché bene, forte e che possono cambiare categoria. Con l'analisi grammaticale e il quiz puoi esercitarti; per i dubbi consulta una grammatica di riferimento, il Vocabolario Treccani o la Crusca.

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Domande frequenti

Quante sono le parti del discorso in italiano?

Nella grammatica scolastica tradizionale sono nove: articolo, nome, aggettivo, pronome, verbo, avverbio, preposizione, congiunzione e interiezione. Le prime cinque sono variabili, le ultime quattro invariabili. Alcune grammatiche moderne usano classificazioni diverse, per esempio con la categoria dei determinanti.

Qual è la differenza tra parti variabili e invariabili?

Le parti variabili cambiano forma per genere, numero, persona o tempo: articolo, nome, aggettivo, pronome e verbo. Quelle invariabili hanno sempre la stessa forma: avverbio, preposizione, congiunzione e interiezione. Questa distinzione serve soprattutto per controllare gli accordi nella frase.

Come si capisce se "che" è pronome o congiunzione?

Se puoi sostituirlo con "il quale" o "la quale" è un pronome relativo, come in "il libro che leggo". Se introduce una frase dopo verbi come pensare, dire o credere e non è sostituibile, è una congiunzione subordinante, come in "penso che sia tardi".

"Bene" è sempre un avverbio?

No. È un avverbio in "stai bene?", ma diventa nome in "il bene comune" e interiezione in "Bene! Cominciamo". La parte del discorso dipende dalla funzione che la parola svolge nella frase, non dalla parola in sé.

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