Figure retoriche: elenco completo con esempi dai poeti italiani
Le figure retoriche sono procedimenti con cui un testo si scosta dal modo di dire più semplice per ottenere un effetto. A scuola si dividono in figure di suono (allitterazione, onomatopea, paronomasia), di ordine (anafora, chiasmo, anastrofe, iperbato) e di significato (metafora, similitudine, metonimia, ossimoro, iperbole, litote). Qui trovi definizione, esempio, effetto, una tabella e un quiz.
Che cosa sono le figure retoriche
Una figura retorica è un modo di costruire una frase che si allontana dall'espressione più diretta per rendere il testo più efficace, più vivo o più memorabile. Le trovi anche nei titoli dei giornali, negli slogan e nel parlato di ogni giorno («ho una fame da lupo», «non è male»).
Nella scuola italiana si studiano dalle medie e tornano alle superiori, in particolare nell'analisi del testo: nella prima prova dell'esame di maturità la tipologia A chiede di analizzare e interpretare un testo letterario, e riconoscere le figure è parte del lavoro. Per l'impostazione della prova puoi vedere la guida alla prima prova della maturità.
La classificazione più diffusa nei manuali italiani distingue tre grandi gruppi:
- figure di suono, che lavorano sull'aspetto sonoro delle parole;
- figure d'ordine, che cambiano la disposizione delle parole nella frase;
- figure di significato, che cambiano o ampliano il senso delle parole.
Alcuni manuali usano anche l'etichetta figure di pensiero (apostrofe, prosopopea, antitesi e simili). La divisione può cambiare da un libro di testo all'altro: se devi dare un esame, usa la classificazione del tuo manuale e del tuo docente.
Una nota sugli esempi. Le citazioni vengono da autori italiani di pubblico dominio (Dante, Petrarca, Ariosto, Leopardi, Foscolo, Pascoli, D'Annunzio) e sono brevi. I versi possono variare leggermente secondo l'edizione, per l'ortografia e la punteggiatura: per un lavoro scolastico controlla sempre il testo sul volume che usi.
Figure di suono
Allitterazione
Definizione: ripetizione di una stessa consonante o di un gruppo di suoni in parole vicine. Esempio: «Stavvi Minòs orribilmente, e ringhia» (Dante, Inferno, V). Le r ripetute (orribilmente, ringhia) richiamano il ringhio del giudice infernale. Effetto: crea un'eco sonora che sottolinea il significato. Uso quotidiano: lo scioglilingua «Apelle figlio di Apollo fece una palla di pelle di pollo» si regge sull'allitterazione di p e l.
Onomatopea
Definizione: parola che imita un suono o un rumore. Esempio: «Un'ape tardiva sussurra / trovando già prese le celle» (Pascoli, Il gelsomino notturno): sussurra riproduce il fruscio. Pascoli usa l'onomatopea anche nel «chiù» dell'assiuolo, il verso dell'uccello notturno che chiude le strofe di L'assiuolo. Effetto: avvicina il lettore alla scena e la rende sensibile all'udito. Uso quotidiano: tic tac, din don, bisbiglio.
Paronomasia
Definizione: accostamento di parole di suono simile ma di significato diverso, per gioco o per contrasto. Esempio: il proverbio «Traduttore, traditore» gioca su due parole quasi uguali. Effetto: sorpresa, ironia, memorizzazione. È molto usata in titoli e slogan.
Assonanza, consonanza e rima
Sono relazioni tra i suoni finali dei versi: la rima ha identità dalla vocale tonica in poi (cuore / amore), l'assonanza solo delle vocali, la consonanza solo delle consonanti. Sono più legate alla metrica che alla retorica in senso stretto, ma i manuali le citano spesso con le figure di suono.
Figure d'ordine
Anafora
Definizione: ripetizione della stessa parola o espressione all'inizio di più versi o frasi. Esempio: «Per me si va ne la città dolente, / per me si va ne l'etterno dolore, / per me si va tra la perduta gente» (Dante, Inferno, III). Effetto: martella il concetto e dà solennità, qui all'iscrizione della porta dell'Inferno.
Chiasmo
Definizione: disposizione incrociata di due coppie di elementi (schema A B B A). Esempio: «Le donne, i cavallier, l'arme, gli amori» (Ariosto, Orlando furioso, I): gli elementi si dispongono come donne e cavalieri, armi e amori, con un incrocio tra i primi due e gli ultimi due. Altri manuali lo classificano come semplice enumerazione. Uso quotidiano: «Mangiare per vivere, non vivere per mangiare». Effetto: dà equilibrio e fa risaltare il contrasto.
Anastrofe
Definizione: inversione dell'ordine abituale di due parole contigue. Esempio: «Sempre caro mi fu quest'ermo colle» (Leopardi, L'infinito): caro mi fu anziché mi fu caro. Effetto: mette in rilievo la parola spostata, qui caro.
Iperbato
Definizione: inserimento di una o più parole tra due termini che andrebbero insieme. Esempio: «Erano i capei d'oro a l'aura sparsi» (Petrarca, Canzoniere, 90): la costruzione separa capei d'oro e sparsi. Effetto: dà un andamento elegante, tipico della poesia alta.
Polisindeto e asindeto
Il polisindeto moltiplica le congiunzioni («e corro e salto e rido»), rallentando e dilatando il ritmo; l'asindeto le elimina («corro, salto, rido»), accelerando.
Enumerazione e climax
L'enumerazione elenca elementi; il climax li dispone in ordine crescente («lo chiamò, lo gridò, lo urlò»), l'anticlimax in ordine decrescente.
Figure di significato
Metafora
Definizione: sostituzione di un termine con un altro in base a una somiglianza, senza usare «come». Esempio: «Nel mezzo del cammin di nostra vita / mi ritrovai per una selva oscura» (Dante, Inferno, I): la vita è un cammino, l'errore è una selva. In Pascoli, X Agosto, il «pianto» che sfavilla nel cielo è metafora delle stelle cadenti. Effetto: condensa un'immagine e fa vedere una cosa attraverso un'altra. Per un approfondimento c'è la guida alla metafora.
Similitudine
Definizione: paragone esplicito tra due elementi, introdotto da «come», «quale», «simile a». Esempio: «Quali colombe dal disio chiamate / con l'ali aperte e ferme al dolce nido / vegnon per l'aere dal voler portate» (Dante, Inferno, V); oppure «Come d'autunno si levan le foglie / l'una appresso de l'altra» (Inferno, III). Effetto: spiega e rende visiva un'azione. Vedi anche la guida alla similitudine.
Metonimia
Definizione: sostituzione di un termine con un altro legato da un rapporto di contiguità (causa per effetto, autore per opera, contenitore per contenuto). Esempi: «leggere Dante» (l'autore per la sua opera), «bere un bicchiere» (il contenitore per il contenuto), «vivere del proprio lavoro». Effetto: sintesi e immediatezza.
Sineddoche
Definizione: sostituzione basata su un rapporto di quantità (la parte per il tutto, il tutto per la parte, il singolare per il plurale). Esempi: «un tetto sopra la testa» (la casa), «mille anime» (mille persone), «il grano» per i campi di grano. Effetto: concentra l'attenzione su un dettaglio che rappresenta l'insieme. Metonimia e sineddoche si somigliano e i manuali non sempre le separano nello stesso modo.
Ossimoro
Definizione: accostamento di due termini di significato opposto in un'unica espressione. Esempio: «e temo, et spero; et ardo, et son un ghiaccio» (Petrarca, Canzoniere, 134): l'io ardente e gelido insieme dice la contraddizione dell'amore. Nell'uso corrente: «silenzio assordante», «ghiaccio bollente». Effetto: dà forza espressiva a una contraddizione.
Antitesi
Definizione: contrapposizione di due concetti o immagini opposti in frasi o parti di frase vicine. Esempio: «Voci alte e fioche» (Dante, Inferno, III), dove acuto e debole convivono nella confusione dell'Inferno. Differenza con l'ossimoro: l'ossimoro unisce i contrari in un solo sintagma, l'antitesi li pone in parallelo.
Sinestesia
Definizione: associazione di sensazioni appartenenti a sensi diversi. Esempi: «Io venni in loco d'ogne luce muto» (Dante, Inferno, V): muto appartiene all'udito, luce alla vista. «Fresche le mie parole ne la sera» (D'Annunzio, La sera fiesolana): la freschezza, sensazione tattile, riferita alle parole. Effetto: arricchisce la percezione e crea suggestione.
Iperbole
Definizione: esagerazione di una qualità o di una quantità. Esempi: «ti ho chiamato mille volte», «sono morto di sonno», «una fila lunga un chilometro». Effetto: enfasi, spesso comica o affettiva.
Litote
Definizione: attenuazione che afferma una cosa negando il suo contrario. Esempi: «non è male» (è bello), «non è un genio» (è poco intelligente), «non sono certo ricco». Effetto: cortesia, ironia, sobrietà. È l'opposto dell'iperbole.
Apostrofe e personificazione
L'apostrofe è l'invocazione diretta a una persona, a un luogo o a una cosa: «Ahi serva Italia, di dolore ostello» (Dante, Purgatorio, VI). La personificazione attribuisce qualità umane a cose o idee, come nello stesso verso, dove l'Italia è una donna ridotta in schiavitù e in seguito paragonata a una «nave sanza nocchiere in gran tempesta».
Paradosso, perifrasi, eufemismo
Il paradosso esprime un'idea apparentemente assurda ma significativa (Leopardi: «e il naufragar m'è dolce in questo mare»). La perifrasi usa più parole al posto di una («il sommo poeta» per Dante). L'eufemismo attenua un concetto sgradevole («non vedente», «è scomparso» per «è morto»).
Tabella di confronto
| Figura | Gruppo | In una riga | Esempio |
|---|---|---|---|
| Allitterazione | suono | ripetizione di suoni | «orribilmente, e ringhia» |
| Onomatopea | suono | parola che imita un suono | «sussurra», «chiù» |
| Paronomasia | suono | parole dal suono simile | «traduttore, traditore» |
| Anafora | ordine | ripetizione a inizio di verso | «Per me si va...» |
| Chiasmo | ordine | schema incrociato A B B A | «Mangiare per vivere, non vivere per mangiare» |
| Anastrofe | ordine | inversione di due parole | «caro mi fu» |
| Iperbato | ordine | parola inserita tra due termini uniti | «capei d'oro a l'aura sparsi» |
| Metafora | significato | paragone implicito | «selva oscura» |
| Similitudine | significato | paragone esplicito con «come» | «come d'autunno si levan le foglie» |
| Metonimia | significato | contiguità | «leggere Dante» |
| Sineddoche | significato | parte per il tutto | «un tetto sopra la testa» |
| Ossimoro | significato | contrari in un sintagma | «ardo, et son un ghiaccio» |
| Sinestesia | significato | sensi diversi uniti | «d'ogne luce muto» |
| Iperbole | significato | esagerazione | «mille volte» |
| Litote | significato | attenuazione con negazione | «non è male» |
Come riconoscere le figure in un testo: un metodo in cinque passi
Per l'analisi del testo non basta nominare la figura: bisogna spiegare che cosa fa. Un metodo semplice:
- Leggi ad alta voce il testo: le figure di suono si sentono prima di vederle.
- Sottolinea i punti in cui il linguaggio si allontana dal modo normale di dire (parole inusuali, ripetizioni, ordine strano).
- Dai un nome alla figura usando la classificazione del tuo manuale.
- Spiega l'effetto: che cosa sottolinea, che emozione evoca, che immagine crea.
- Collega la figura al tema del testo e al contesto dell'autore.
Un esempio di risposta svolta per «Sempre caro mi fu quest'ermo colle»:
Il verso presenta un'anastrofe (caro mi fu anziché mi fu caro): l'aggettivo, spostato all'inizio, mette in primo piano il legame affettivo con il colle. L'avverbio sempre aggiunge una dimensione di durata, che prepara il tema dell'infinito.
Prima e dopo: dalla frase piatta alla frase con figura
| Frase piatta | Con figura | Figura |
|---|---|---|
| Ho molta fame. | Ho una fame da lupo. | iperbole / similitudine implicita |
| Lui è molto intelligente. | Non è certo uno sciocco. | litote |
| La città era silenziosa. | Un silenzio assordante riempiva la città. | ossimoro |
| Lei è molto dolce. | Lei è un raggio di sole. | metafora |
Errori comuni
- Confondere metafora e similitudine: la similitudine ha «come» o un equivalente, la metafora no.
- Confondere metonimia e sineddoche: la prima lavora sulla contiguità, la seconda sulla quantità. Se il dubbio persiste, segui la definizione del tuo manuale.
- Confondere ossimoro e antitesi: nel primo i contrari stanno nello stesso sintagma, nella seconda in parti separate.
- Elencare senza spiegare: «anafora, metafora, allitterazione» senza dire che cosa fanno è la causa più frequente di voti bassi.
- Vedere figure ovunque: non ogni ripetizione è un'anafora; una figura va riconosciuta solo se ha un effetto.
- Citare male i versi: copia dal testo, rispetta accenti e punteggiatura, indica autore e opera.
Quiz: riconosci la figura
Prova a rispondere prima di leggere le soluzioni.
- «Il mio cuore è un oceano in tempesta.»
- «Ahi serva Italia, di dolore ostello.»
- «Non è un'impresa da poco.»
- «Un grido freddo ruppe la notte.»
- «Ho aspettato un secolo.»
- «Traduttore, traditore.»
- «Fare di necessità virtù, e di virtù necessità.»
- «Il boato del tuono: bum! bum!»
Soluzioni: 1 metafora; 2 apostrofe (con personificazione); 3 litote; 4 sinestesia (grido, udito, e freddo, tatto); 5 iperbole; 6 paronomasia; 7 chiasmo; 8 onomatopea.
Usare gli strumenti per esercitarti
Il correttore grammaticale rilegge i tuoi commenti e segnala errori di grammatica e punteggiatura, ma non giudica se hai identificato correttamente la figura. Per fare pratica puoi chiedere al Generatore di poesie alcune righe su un tema e provare a riconoscerne le figure: lo strumento scrive righe originali, ma la qualità di rima e metro non è valutata per l'italiano, quindi non considerarlo un modello di stile.
Per scrivere un tema o un'analisi in cui usare le figure con misura, vedi come scrivere un tema e la guida sui connettivi testuali.
In breve
Le figure retoriche si dividono in figure di suono, d'ordine e di significato. Per ciascuna ricorda tre cose: la definizione, un esempio che sai citare e l'effetto che produce. Nell'analisi del testo il punto non è l'etichetta ma la spiegazione: perché l'autore sceglie quella figura e che cosa ci fa sentire o capire.
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Domande frequenti
Quante sono le figure retoriche?
Non esiste un numero fisso: dipende dal manuale e dal livello di dettaglio. A scuola ne servono una ventina per l'analisi del testo, divise in figure di suono, d'ordine e di significato. Conviene conoscere bene quelle più frequenti e studiare la classificazione del proprio libro di testo.
Qual è la differenza tra metafora e similitudine?
La similitudine confronta due cose in modo esplicito con «come» o «simile a» («veloce come il vento»). La metafora le identifica senza connettivo («è il vento»). Entrambe si basano su una somiglianza, ma la metafora è più concentrata e lascia al lettore il compito di decifrarla.
Come si riconoscono le figure retoriche in una poesia?
Leggi il testo ad alta voce, sottolinea ripetizioni, inversioni e immagini insolite, dai un nome alla figura e spiega l'effetto che produce. Un buon commento non elenca soltanto le figure ma le collega al tema della poesia e all'intenzione dell'autore.
Le figure retoriche servono anche fuori dalla letteratura?
Sì. Le trovi in slogan, titoli, discorsi politici e pubblicità («non è male» è una litote, «fame da lupo» un'iperbole). Conoscerle aiuta a leggere con attenzione e a scrivere in modo più efficace, usando le immagini con misura e senza forzature.
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